Antonio Antolini

Per Antonio Antolini, insegnare significa innanzitutto prendersi cura degli altri, aiutandoli a riconoscere le proprie risorse e trasformare le difficoltà in possibilità. È una convinzione maturata attraverso una lunga esperienza come educatore professionale, iniziata nel 1987, lavorando con minori a rischio e in progetti di mediazione sociale nei quartieri più emarginati. Un percorso nel quale ha progressivamente riconosciuto profonde affinità con la ricerca marziale: entrambi, nella sua visione, possono contribuire a trasformare simbolicamente «il piombo in oro».

Il suo cammino nelle arti marziali cinesi inizia nel 2004 attraverso lo studio del Wing Chun, del Tai Ji Quan e, successivamente, del Ba Gua Zhang. Praticando con il Maestro Mauro A. D’Angelo, rimane particolarmente colpito da una qualità del movimento che percepisce come espressione dell’intera persona, quasi fosse attraversata da una forza capace di coinvolgerne ogni parte.

L’evoluzione della ricerca del Maestro nel Metodo DECODE segna una trasformazione nella sua comprensione della pratica. Antonio riscopre il valore di pratiche apparentemente meno dinamiche, dello Zhan Zhuang e del rilassamento come strumenti per sviluppare elasticità, connessione e forza. Non si tratta più di accumulare forme e tecniche, ma di costruire consapevolmente quelle qualità corporee dalle quali il movimento può nascere.

Attraverso la formazione insegnanti, approfondisce anche una dimensione fondamentale della didattica del Maestro «anche in un grande gruppo l’insegnamento è individuale». Comprendere le difficoltà e le potenzialità di ciascuno diventa parte integrante dell’insegnamento.

Oggi insegna Alchimia Interna tra Roma, Civitavecchia e Santa Marinella, portando la pratica anche nei contesti educativi e lavorativi. Continua a formarsi attraverso il corso intensivo e i seminari DECODE, interessandosi alle connessioni tra ricerca corporea, educazione e tradizione buddhista, che accompagna il suo percorso da quasi trent’anni.

Per Antonio, DECODE rappresenta uno spazio di ricerca condivisa, nel quale la trasformazione delle qualità del movimento diventa anche un modo concreto di conoscere sé stessi e incontrare gli altri.