Il corpo come sistema

Decode e l’osteopatia: oltre la terapia manuale

Intervista a Daniele Marcolini

Puoi raccontarci come il tuo percorso in scienze motorie, fisioterapia e osteopatia ti ha condotto a incontrare e approfondire le pratiche interne della scuola DECODE?

Sono sempre stato molto curioso e appassionato del funzionamento e dei meccanismi del corpo umano. Volevo capire come fosse in grado di funzionare e come potesse svolgere così tante funzioni contemporaneamente. Iniziai a studiare l’anatomia, la fisiologia e la biomeccanica, cercando di capire in primis come siamo fatti e come muscoli, ossa, legamenti e tendini potessero gestire il nostro corpo, come fossero in grado di farci saltare, camminare, correre e fare qualsiasi gesto, dal più piccolo e raffinato al più difficile e complicato, tutto con una semplicità e un’armonia coordinativa assoluta.

Lo studio e la formazione in Scienze Motorie mi aiutarono (anche se in parte) ad avere molte risposte alle mie domande. Il passo successivo fu capire, a questo punto, come una macchina così “perfetta” a volte non rispondeva come avrebbe dovuto a determinati stimoli e come un sistema così altamente sofisticato andasse incontro a patologie e disfunzioni fisiche più o meno importanti.

La fisioterapia mi aiutò a capire questi meccanismi, ma soprattutto come poter intervenire in caso di traumi, cosa fare o cosa non fare per aiutare il nostro corpo a ritrovare la salute e la guarigione, quali fossero le terapie più giuste e i metodi di riabilitazione più idonei per ogni tipo di trauma o disordine muscolo scheletrico.

Il terzo step, quello che reputo per me il più importante e in assoluto il più formativo, è stato il lungo (e non semplice) percorso in Osteopatia. Sei lunghi anni, durante i quali sono riuscito a sviscerare ogni singolo aspetto e a mettere insieme tutto il puzzle. Ho avuto tutte le risposte che cercavo. Finalmente avevo capito come tutti i sistemi e apparati lavorassero in armonia e tutti connessi tra loro. Corpo e mente non più separati come avevo sempre pensato, ma un unico sistema che interagiva e integrava tutti gli stimoli esterni, reagendo al meglio per salvaguardare questa meravigliosa macchina che chiamiamo corpo Umano.

A questo punto credevo di aver chiuso il cerchio ed avere in mano tutte le conoscenze e le leggi che governano e gestiscono il nostro corpo. In parte era “vero”, ma una cosa mi sfuggiva…Praticavo arti marziali dall’età di sei anni: Judo e Karate per poi negli anni passare al Kung fu. Avevo, grazie a queste discipline, una buona conoscenza e gestione del mio corpo e dal punto di vista delle funzioni motorie mi sentivo appagato ed ero molto allenato. Ogni giorno allenavo la coordinazione, la velocità, la resistenza, il combattimento, ma anche pratiche legate al controllo e alla gestione dello stress, tipo la meditazione e le tecniche respiratorie. Come dicevo prima credevo di aver chiuso il cerchio e di possedere tutti gli strumenti per lavorare nel migliore dei modi ogni aspetto legato al corpo umano e alle sue funzioni.

Poi in un giorno qualunque l’incontro con la DECODE. Mi capitò per caso di leggere un post sui social di una conferenza tenuta dal Maestro Mauro Antonino D’angelo, mi sembrò interessante ed ero incuriosito dalle tematiche trattate, anche perché erano tutti argomenti che già conoscevo o, meglio, credevo di conoscere.

Da quel giorno la mia visione delle arti marziali cambiò radicalmente ed abbandonai completamente le vecchie pratiche marziali per abbracciare questo nuovo percorso e cammino di crescita interiore. Il metodo DECODE mi fece capire come “sentire” il mio corpo e andare più in profondità, su tutti gli aspetti legati alle dinamiche corporee. Un metodo che mi ha dato gli strumenti necessari che ancora oggi utilizzo e approfondisco giornalmente per avere una consapevolezza maggiore di ciò che sono. Oggi dopo diversi anni di pratica continua e assidua sono diventato un insegnante e condivido con il Maestro e con tutti gli altri istruttori della scuola questa nostra missione di divulgazione del metodo.

Dal tuo punto di vista professionale, in che modo le pratiche di alchimia interna arricchiscono o completano la visione del corpo che deriva dalla formazione accademica occidentale?

La formazione accademica occidentale non prende per niente in considerazione nessuno degli aspetti legati all’alchimia interna. Oggi giorno la formazione medica, sanitaria e di tutti gli operatori si è sempre più specializzata in una visione minimista e su una estrema specializzazione delle singole strutture corporee. Oggi abbiamo lo specialista della mano, della spalla, del cuore, dei vari sistemi e apparati, ma ogni singolo specialista non “vede” al di fuori della sua area di competenza, non capendo e non considerando che quella “mano” è attaccata ad un braccio, che è appeso ad una spalla, che è collegata alla colonna vertebrale e che fa parte di tutto un sistema UNICO, che vive e si relaziona nel mondo circostante, ricercando un equilibrio ed un’omeostasi continua.

Tutto funziona perché tutto è in armonia e tutte le strutture comunicano tra loro. Quello che manca nel mondo occidentale accademico è proprio una visione dell’insieme.

Le pratiche di alchimia interna possono completare questa visione dell’insieme e dare ad ogni professionista sanitario una visione maggiore e più olistica del corpo. In questo modo il professionista avrà una competenza a 360° e chi ne beneficerà saranno tutti i pazienti.

Inoltre, un lavoro di alchimia interna, svolto fisicamente e mentalmente da ogni singolo professionista, potrà portare più efficienza fisica, più concentrazione, riuscendo a gestire al meglio ogni evento stressante, specialmente a livello chirurgico di precisione, dove la presenza del medico e la concentrazione devono essere al 100%.

Infine, fare un lavoro di consapevolezza e di cambiamento alchemico su se stessi può solo che portare a migliorare ogni aspetto personale oltre che professionale.

Quanto pensi che la pratica di esercizi come lo zhan zhuang o il nei gong possa influenzare la postura e la salute della colonna vertebrale, in relazione a ciò che conosci dell’anatomia e della biomeccanica?

Purtroppo, al giorno d’oggi la percentuale di persone che soffre di problematiche posturali e dolori alla colonna vertebrale è sempre più in crescita soprattutto in età giovanile. La sedentarietà e le cattive abitudini posturali portano ad un lento e continuo indebolimento di tutta la muscolatura profonda della colonna vertebrale e di tutti i muscoli annessi e connessi.

La colonna vertebrale come dice la parola stessa è appunto una COLONNA, dove si “appoggiano e si ancorano” tutte le strutture del corpo, dalla muscolatura, ai visceri, alle strutture nervose e vascolari e a tutto il sistema crociato della deambulazione. Essa si nutre di carico e scarico e la sua miglior terapia è il movimento e l’esercizio fisico in ogni sua forma. La colonna vertebrale deve essere stimolata senza nessuna paura perché è stata progettata per muoversi e sopportare grossi carichi.

Ritengo che il lavoro dello ZHAN ZHUANG (unico nel suo genere) possa essere un’ottima e valida alternativa alle già molte forme di esercizio fisico. La sua peculiarità è racchiusa in un “unico” esercizio con molte variabili di intensità e di esecuzione.

Può essere praticato da tutti e a tutte le età, e con le giuste accortezze anche da persone con problematiche fisiche e varie patologie. Alcuni dei suoi benefici sono: migliorare la postura, allineare la colonna vertebrale rispettando le sue curve fisiologiche, rinforzare muscoli, tendini e legamenti, riallineare tutti i segmenti ossei che compongono la colonna, ripristinare una buona flessibilità e ridonare forza e vigore, stimolare la circolazione sanguigna e linfatica, rilasciare e sciogliere tutte le tensioni fasciali, connettere a livello propriocettivo il legame strutturale con il cranio, il bacino, e gli arti superiori e inferiori, alleviare il mal di schiena.

Lo zhan zhuang inoltre lavora sulla forza di volontà, ci aiuta a gestire lo stress e a migliorare quello che secondo la medicina tradizionale cinese è il libero flusso dell’energia interna (QI) all’interno dei meridiani. Può sembrare un’esagerazione? Bisogna provare per credere, io lo consiglio e lo faccio praticare anche ai miei pazienti.

Quale ruolo ha, secondo la tua esperienza, la regolazione del respiro nelle pratiche interne rispetto al benessere del sistema nervoso e al recupero funzionale?

La respirazione è fondamentale, primaria ed indispensabile per la vita umana. Non c’è vita senza respiro e non c’è respiro senza vita. Nelle pratiche interne uno degli obbiettivi è la ricerca interiore e il benessere psico fisico.

Quale miglior sistema potremmo utilizzare per scendere in profondità dentro di noi se non il respiro?

Possiamo considerare il respiro come un’ancora, che ci tiene ben saldi e radicati nel momento presente.

Concentrandoci, il respiro ci allontana da pensieri negativi e ci aiuta a ristabilire una tranquillità e serenità interiore.

A livello mentale una respirazione lenta e profonda stimola il sistema nervoso parasimpatico con il rilascio di sostanze chimiche: le endorfine, la dopamina e la serotonina, che sono dei neurotrasmettitori del benessere. Queste sostanze ci aiutano a migliorare la concentrazione, l’apprendimento, la memoria e creano uno stato di equilibrio celebrale, il quale donerà uno stato di calma profonda e rilassamento grazie alla produzione di onde alfa. Il corpo, di conseguenza, beneficerà di questo stato mentale e piano piano accetterà questa condizione di relax e piacevole stato di rilassamento.

Inoltre la stimolazione del sistema nervoso parasimpatico ha anche un effetto positivo sul sistema vascolare, diminuendo la pressione arteriosa e rallentando la frequenza cardiaca, migliora e regola la digestione e molte funzioni organiche che dipendono dal nervo vago (un grosso nervo che collega il cervello e l’intestino e grazie alla sua attività regolatrice migliora tutte le interazioni viscerali), infine regola la qualità del sonno e favorisce il recupero del sistema in tutte le sue funzioni.

Possiamo dire che la respirazione è un grande attivatore e stimolatore del sistema nervoso e dobbiamo considerarla un vero e proprio anti stress naturale. Riduce i livelli di cortisolo (ormone dello stress) abbassando lo stress cronico e diminuendo le tensioni muscolari, porta una maggiore ossigenazione ai tessuti, ristabilisce il giusto equilibrio cardio polmonare ed è utile nel recupero funzionale in tutte quelle patologie dell’apparato respiratorio come asma, bronchiti, polmoniti, ma anche ansia, tosse, dispnea e attacchi di panico.

Ma non è solo questo, cambiando infatti la modalità di respirazione possiamo attivare e stimolare l’altra branca del sistema nervoso autonomo, ovvero il sistema orto simpatico, l’opposto del parasimpatico, il così detto sistema “attacco o fuga”. Lavorare su questo sistema renderà il corpo pronto, forte, scattante, attento e vigile grazie alla stimolazione ormonale della noradrenalina. La natura ci ha dato questo meraviglioso strumento che è la respirazione: impariamo ad usarla e a renderla naturale e consapevole.

Da fisioterapista e osteopata, come collegheresti i concetti della fascia e dei tessuti connettivi con le sensazioni e gli sviluppi che si vivono nella pratica del lavoro interno?

La fascia è un mondo a parte, un mondo ancora ampiamente da scoprire ed esplorare.

Ultimamente si parla molto di fascia, ma cos’è realmente e come integrarla nelle arti interne?

La fascia o tessuto connettivo è tutto, ed è tutto ciò che siamo: organi, ossa, nervi, legamenti, muscoli e tutti gli apparati e sistemi che formano il corpo umano. Come disse Andrew Taylor Still, fondatore dell’Osteopatia, la fascia “è un tessuto che separa e unisce tutto, unisce e separa tutto.”. Sostiene la nostra struttura, mantenendo ogni cosa al suo posto (organi, visceri) e permette a tutti i tessuti del corpo di scorrere l’uno sull’altro, trasmettendo il movimento senza attrito. Dissipa le forze, interne ed esterne in ogni direzione del corpo. Al suo interno avvengono scambi metabolici intra ed extra cellulari, rapporti intimi di integrazione cellulare con produzione di energia e scarto di metaboliti. Essa riceve informazioni sensoriali, e grazie agli organi di Golgi e i recettori di Ruffini, queste vengono trasformate in propriocezione, in modo da poter rispondere in maniera autonoma a sollecitazioni e cambiamenti, ogni volta modificando e adattando la struttura alle nuove necessità.

La fascia ha una “memoria” e registra traumi fisici ed emotivi, impregnando il tessuto del trauma stesso cambiando la sua densità visco elastica generando così dolori o tensioni muscolari.

La fascia è una struttura a tensegrità, un concetto meccanico usato in ingegneria per costruire ad esempio ponti o edifici. Senza entrare troppo in merito il corpo umano, grazie alla sua struttura di ossa, legamenti, tendini e forze interne che si muovono in ogni direzione, può essere paragonato a questo tipo di struttura. Una struttura che si adatta alle forze esterne in entrata, assorbendo e restituendo in modo elastico le medesime forze in uscita.

Nella pratica interna cerchiamo di “sentire”, di allungare e di connettere il movimento della fascia in ogni azione; cerchiamo di dare stimoli alla fascia muovendoci in accordo con il modello di tensegrità attivando tutto il corpo contemporaneamente, avendone coscienza in ogni suo punto; cerchiamo la connessione mente muscolo, mente corpo, mente struttura; cerchiamo il rilascio delle tensioni muscolari muovendo il corpo con una forza sottile che viene rilasciata dall’interno e che genera una piacevole sensazione di pienezza.

Non è cosa facile e la ricerca per un corretto “ascolto profondo” richiede anni di studio e pratica personale, ma vi garantisco che questo lavoro regalerà al praticante una piena consapevolezza corporea, molto profonda e in accordo con tutte le leggi che regolano le funzioni corporee.

Ritieni che il lavoro dell’Alchimia Interna possa essere visto anche come uno strumento di prevenzione rispetto a problematiche muscolo-scheletriche e degenerative che incontri nel tuo lavoro clinico?

Sono molti anni che tratto e aiuto i pazienti ad uscire da problematiche fisiche più o meno gravi, acute o croniche che siano. La cosa che mi chiedevo sempre era: come posso NON far tornare più i pazienti da me dopo averli trattati e dopo avergli ristabilito una certa autonomia fisica e avendogli ripristinato una corretta funzione corporea? Il mio scopo era capire come insegnare loro un “ascolto profondo” e saper riconoscere e prevenire le disfunzioni che se non prese in tempo portano spesso a blocchi, dolori fisici e problematiche posturali (prevenire è meglio che curare).

So per esperienza che un buon lavoro di Alchimia Interna, svolto con regolarità, può essere un ottimo aiuto di prevenzione, ma anche di mantenimento di buona salute fisica e mentale. La pratica interna è rivolta e consigliata a tutti e a tutte le età.

Non ci sono effetti collaterali e si adatta ad ognuno di noi in base alla propria condizione fisica. Essa è una pratica “olistica” di prevenzione, mantenimento e miglioramento di una buona salute psico fisica generale. Grazie ai suoi movimenti lenti, fluidi e continui genera la giusta armonia tra mente e corpo, togliendo tensioni e rigidità muscolari. Si lavora sulla postura allineando la colonna vertebrale e correggendo squilibri posturali ci restituisce forza ed equilibro. Si lavora sulla respirazione nelle sue più ampie sfaccettature ridando vigore e forza a tutto l’organismo.

Inoltre, è un’ottima alternativa di lavoro alle già tante attività proposte nelle palestre. In ottica moderna, dove siamo tutti costretti a posture non fisiologiche (tipo stare seduti per lunghi periodi) o assumere posture inadeguate per lavori ripetitivi e logoranti, il lavoro interno è lo strumento che può aiutarci ad allenare contemporaneamente il corpo e la mente, l’interno e l’esterno, ristabilendo il giusto equilibrio e mantenendo un ottimo stato di benessere.

Fatta prima previene, fatta dopo mantiene…buona Alchimia Interna a tutti.

Da “scienziato del movimento” come vedi il potenziale degli strumenti tradizionali proposti dalla DECODE sul piano posturale, propriocettivo e funzionale al benessere quotidiano?

Partiamo col dire che gli strumenti tradizionali proposti dalla DECODE sono una vera e propria novità qui in occidente, anche se ultimamente si comincia a vedere qualcosa, ma ancora c’è molta confusione nell’utilizzo di questi strumenti.

Posso dire che il lavoro proposto dalle DECODE si svolge in modo graduale e seguendo un preciso ordine di progressioni. Il primo beneficio che si riscontra dopo un piccolo periodo di lavoro sarà sulla mobilità articolare e nello specifico dell’articolazione scapolo omerale. Le rotazioni e le combinazioni di lavoro proposte avranno un impatto su tutto l’arto superiore, coinvolgendo e integrando nel movimento anche l’articolazione del gomito e del  polso. Le scapole lavoreranno in sincronia su tutti i piani di scorrimento, liberando tensioni al collo e alla cervicale.

Inoltre, essendo un lavoro che cerca la distensione delle articolazioni si avrà un grande beneficio a livello gleno omerale e su tutto il tessuto connettivo, il quale risponde molto bene alle sollecitazioni in allungamento e anche un grande rinforzo di tutti i muscoli della cuffia dei rotatori, senza impatti o compressioni dell’articolazione. Si rinforzeranno tutti i muscoli dell’avambraccio e soprattutto della presa della mano, che risulterà più forte, decisa e sicura.

Ottimo sarà lo sviluppo delle capacità coordinative, di propriocezione e della sincronia tra emisfero destro e sinistro, che dovranno gestire contemporaneamente lavori opposti e traiettorie sempre più complesse. Nel tempo aumenteranno l’intensità, gli strumenti utilizzati e gran parte del lavoro richiederà una forte sollecitazione del “core”, punto fondamentale da dove partono tutti i movimenti. Avremo più stabilità e forza, che dal centro del corpo verrà distribuita e dissipata verso la periferia (arti superiori e inferiori).

Questo lavoro genererà più forza, stabilità, connessione e centratura. A questo punto, vista la grande varietà di lavori che si possono svolgere e gli effetti positivi sulla forza, sulla mobilità, sulla propriocezione e sulla stabilità del core e della colonna vertebrale, consiglio questo lavoro anche in età adolescenziale o nella così detta terza età. Ma soprattutto lo propongo come recupero funzionale post intervento chirurgico. Un ottimo lavoro per recuperare le capacità motorie perse e tornare il prima possibile a tutte le funzioni della vita quotidiana. Voglio citare anche il grande lavoro e il grande effetto positivo sulla postura, sulle algie della colonna, su problematiche di iper cifosi o iper lordosi, scoliosi, scapole alate e molte altre problematiche del sistema muscolo scheletrico. È un ottimo lavoro di prevenzione, potenziamento e affiancamento ad eventuali protocolli riabilitativi consigliati, pre o post-intervento chirurgico. Mi auguro che prenda sempre più piede e che questa metodica di lavoro venga anche presa in considerazione ed inserita nei protocolli sanitari riabilitativi.

Credi che un approccio integrato tra la scienza occidentale e le pratiche tradizionali orientali possa offrire una nuova via di educazione al movimento e alla salute?

Ovviamente sì, credo che l’integrazione tra due culture e visioni molto lontane tra loro possa solo contribuire ad un’evoluzione, e migliorare la qualità e le richieste del singolo atleta o del comune praticante. Tutti ne potrebbero beneficiare, prendere spunti e migliorare ancora di più entrambi i metodi di lavoro.

Le pratiche orientali hanno alla base un lavoro specifico che privilegia la flessibilità, la coordinazione, la concentrazione e l’equilibrio mente corpo, tutto questo grazie ad una maggiore consapevolezza mentale.

Nello specifico un lavoro di coltivazione, ascolto profondo e ricerca spirituale favorisce un benessere globale e generale su tutto l’organismo, migliorando la fluidità del movimento e la gestione del corpo. Ma soprattutto questo approccio porta ad una grande e costante riduzione dello stress.

Le metodiche occidentali invece si basano più su un lavoro fisico, sulla prestazione sportiva specifica e su una ricerca spasmodica delle specifiche qualità, in base all’attività svolta, come ad esempio lavori sulla forza, sull’ipertrofia, sulla forza resistente, sulla velocità ecc.

Combinare queste metodiche significa sviluppare un allenamento e un metodo completo, che possiamo definire come lavoro “olistico”, dove nulla viene lasciato al caso e ogni singolo aspetto viene preso in considerazione. Che sia un lavoro specifico sulla forza, sulla resistenza o sull’equilibrio e la flessibilità non importa, perché avremmo la possibilità di lavorarli entrambi e contemporaneamente avere un maggiore benessere psico-fisico ed equilibrio mente-corpo.

Quindi rispondendo alla domanda iniziale credo proprio di sì, e mi auguro che prosegua il processo, già in atto da diverso tempo all’interno della DECODE, di integrazione e fusione tra queste due metodiche li lavoro, ricavando il meglio da entrambe, mettendole a disposizione di tutti, dal semplice amatoriale allo sportivo più assiduo, visto che comunque entrambi ricercano un equilibrio e un benessere fisico e mentale.

Guardando al futuro, quale pensi possa essere il contributo specifico della scuola DECODE nel mondo della formazione e del benessere, soprattutto in relazione al dialogo tra scienze motorie e discipline interne?

DECODE significa “decodificare”, possiamo tradurlo come: interpretare, comprendere, convertire, decifrare; in parole semplici è un metodo che cerca i codici per poter leggere qualsiasi cosa, capirla, renderla semplice ed arrivare all’essenza della comprensione. A livello sportivo o discipline annesse possiamo anche vederlo come un metodo capace di centrare l’obbiettivo e trovare tutte le risorse per poterlo raggiungere. Scartare il superfluo e lavorare esclusivamente su ciò che serve per raggiungere l’obbiettivo.

È un metodo che, grazie alle ricerche fatte dal nostro Maestro in oriente sulle varie metodologie di lavoro su sé stessi, sulla psicologia, sull’allenamento tradizionale orientale e sulle metodiche di allenamento occidentali, è riuscito a dare una visione del “tutto” in modo chiaro e trasparente, decodificando ogni cosa in modo semplice.

Tutto questo lavoro rende il praticante DECODE in grado di avere una visione di ciò che lo circonda ed avere gli strumenti per poter affrontare qualsiasi cosa in modo consapevole: che sia un semplice esercizio fisico, un rapporto interpersonale, un particolare tipo di lavoro o qualsiasi cosa richieda un’abilità, sarà sicuramente in grado di affrontarla con il giusto spirito e capirne fino in fondo l’essenza. Ogni cosa può essere decodificata e letta in modo chiaro. È come possedere un grande mazzo di chiavi ed avere la possibilità di aprire tutte le porte che ci troviamo davanti al nostro cammino.

Grazie a questa formazione DECODE può essere sicuramente uno strumento validissimo di affiancamento a tutte le discipline già esistenti in occidente. Le scienze motorie occidentali si concentrano molto sulla parte esterna del corpo (muscoli, legamenti, ossa, ecc.), sulla biomeccanica del movimento e sull’efficacia del gesto fine a sé stesso, mentre le discipline interne lavorano sull’armonia corpo mente, sull’equilibrio e sulla consapevolezza olistica più profonda di noi stessi. L’insieme di questi due approcci può sicuramente portare un elevato beneficio psico fisico, migliorare la prestazione sportiva e rendere più completo il praticante. Sono due metodiche complementari dove una non esclude l’altra ed entrambe sono compatibili.